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Domenica 8 Luglio 2012 ore 21.00 - “ARMAGEDDON SULLA VIA DI DAMASCO”

Il Pompeilab è lieto di invitarvi alla proiezione all’aperto del docufilm “Armageddon sulla via di Damasco”; la serata diventerà poi una occasione per una chiacchierata con l’autore Fulvio Grimaldi.
Immersi in un mare di monnezza che sovrabbonda dai media di ogni genere e bombardati da notizie pilotate da gruppi di potere economico e militare, districarsi oggi come ieri risulta di vitale importanza per chi ha voglia semplicemente di pensare con la propria testa.
La proiezione svelerà le menzogne costruite dagli apparati dei paesi cosiddetti democratici nel tentativo di occupare la Siria e annetterla alla sfera occidentale ma rappresenterà anche un modo per imparare a fornirsi di anticorpi mentali contro le tecniche della disinformazione di regime.
Il Pompeilab è lieto della visita che nuovamente ci farà Fulvio Grimaldi perché per noi rappresenta un modo corretto di fare giornalismo. Quello fatto per la strada, a verificare fonti e fatti sui luoghi. Quello fatto contro i potenti.

INFO:
Il docufilm parte dalla guerra al Vietnam e attraversa cinquant'anni di assalti imperialisti e Nato a Stati sovrani che non obbediscono al Nuovo Ordine Mondiale. Illustra le primavere arabe, vere o complotti colonialisti mascherati, e i loro sviluppi, passa per la Libia di Gheddafi fatta a pezzi con il contributo del menzognificio mediatico e svela la vera natura della "ribellione democratica" in Siria, ultimo paese laico e indipendente nel mondo arabo, restio alla globalizzazione neoliberista, aggredito da una coalizione che vede uniti nei massacri colonialisti la Nato e le petrodittature del Golfo, con l'utilizzo di mercenari salafiti e Al Qaida. Denuncia le complicità dei governi europei e la suicida ignavia delle sinistre italiane, inconsapevoli che le stesse forze che distruggono i popoli riottosi sono quelle che annientano i diritti dei lavoratori, i livelli di vita e la democrazia nei propri paesi. Di questi conflitti Fulvio Grimaldi è stato ed è testimone diretto.
Fulvio Grimaldi, giornalista, scrittore, documentarista, un tempo, finché compatibili, anche per BBC e Rai, è autore di una verità altra sui drammi che sconvolgono il nostro tempo.  Ha frequentato da mezzo secolo guerre e rivoluzioni, vedendole dalla parte dei deboli, aggrediti, resistenti e, comunque, più giusti degli aggressori del Nord del mondo: Vietnam, Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria, Palestina, Africa, Latinoamerica. Nel blog, www.fulviogrimaldicontroblog.info, nei suoi libri e docufilm l' impegno centrale è decostruire il menzognificio delle propagande di guerra e delle diffamazioni del nemico. Un "nemico" da abbattere al fine di recuperare il dominio e le depredazioni persi dall'Occidente nelle guerre di liberazione dei popoli colonizzati. Il suo lavoro è tra i rarissimi che danno voce "all'altro", a coloro che per definizione non meritano ascolto, che si tratti di leader, di governi, o di popoli. Nelle sue immagini e pagine passano gli orrori del terrorismo di Stato e di guerra, le strategie di oppressione e sfruttamento, le guerre sporche "a bassa intensità", ma anche, contro ogni mistificazione e disprezzo, i valori, la nobiltà, la dignità, di popoli e governanti che in passato avevano fatto fiorire primavere e di altri che ora lanciano primavere nuove, incompatibili con il "Nuovo Ordine Mondiale" di Usa, UE, Nato. Valori da sostenere ovunque, anche perché il destino dei popoli invasi  e occupati, o affidati a regimi fantoccio, è strettamente intrecciato a quello della nostra società "avanzata" neoliberista, dove la guerra dell'1% al 99%, non ancora di missili e bombe, si traduce in assalto ai diritti democratici, politici e sociali e in feroci trasferimenti di ricchezza dalle masse all'élite. In questo lavoro, come nei suoi  "Mondocane", "Mamma, ho perso la sinistra", "Delitto e Castigo, "Di resistenza si vince", "Derry, sangue nelle strade", "Irlanda, un Vietnam in Europa", e nei suoi documentari e articoli, Grimaldi insiste a illustrare e documentare lo stretto nesso che lega le vicende degli oppressi a tutte le latitudini e che, nel segno di un nuovo internazionalismo, dovrebbe farci unire tutti in resistenza e riscatto.


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