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IL RE E' SEMPRE PIU' NUDO

Dopo le ultime vicende che hanno visto ancora una volta la repressione poliziesca mortificare la libera espressione del dissenso e zittire la voce rabbiosa di popolazioni sempre più considerate “merce virtuale” dai rappresentanti del capitale totale, non bisogna demordere. Abbiamo capito ancora meglio, dopo il carnevale di Boscoreale, che ogni qualvolta i comitati ed i movimenti autonomi, che dal basso cercano di far valere la propria progettualità antagonista, esercitano un diritto di veto definitivo articolando lo sforzo necessario adeguato alla ri-conversione complessiva di questo perverso “modello di sviluppo”, plasmato interamente sul/nel ciclo astrattizzante della merce e direzionato esclusivamente in funzione della logica della valorizzazione, dell’accumulazione capitalistica, la reazione avversaria mette subito all’opera i difensori e paladini della delega che attraverso un’operazione subdola e a tambur battente (aiutati da operatori dei media venduti e di parte) cercano di destrutturare i fondamenti concreti del soggetto collettivo in formazione riavviando un processo di atomizzazione del sociale che pone nuovamente l’autonomia della politica al posto di comando.
Come definire se non così complessamente quello che sta avvenendo. Oltre le cazzate sparate dal sindaco e dal ministro (guardino bene in casa propria, lì forse troveranno qualche camorrista travestito da assessore, sottosegretario o da burocrate!), oltre la speculazione indegna di pennivendoli al soldo dei potentati economici e politici locali, oltre il balletto osceno messo in campo da qualche fiancheggiatore delle lotte (il rifondarolo con la barba) che qualcuno dovrà educare a più consone prassi rispettose dell’ auto-organizzazione dei movimenti e delle istanze provenienti dal basso.
La sostanza è: dopo che il sociale ha messo in campo una piccola azione di critica, abbandonando per un attimo l’ambito assembleare (spesso asfittico), il Re si è mostrato in tutta la sua nudità. Dopo ogni ripresa di parola da parte dei soggetti materiali, infatti, dopo ogni assalto subìto, la rappresentanza si ritrova vittoriosa e insieme, paradossalmente, indebolita in una sorta di rattrappimento delle sue capacità di mistificazione e di ottundimento delle contraddizioni materiali di classe cui sarebbe preposta. I colpi di coda che cercano di sferrare attraverso la stampa amica è un comportamento da ascrivere interamente alle dinamiche prima ricordate. Il dato reale che rimane è la paura che il Re ha dei suoi “sudditi”.
In questo scenario devastato della politica, le lotte ambientali contro l’inquinamento generalizzato di questa parte a Sud dell’italico territorio (di cui la costruzione di discariche ed inceneritori indicano solo la punta dell’iceberg) rappresentano anche un’operazione di scoperchiamento su quel nugolo di interessi che da decenni saldano i partiti alla camorra e agli imprenditori senza scrupoli, specialmente in Campania, tutti uniti, questi sì, in una distruzione capillare di corpi, identità e culture perseguendo l’unico obiettivo del profitto.
Oggi, per chi ancora non vuol lasciarsi convincere che i giuochi siano chiusi, si tratta di lavorare per incidere in qualche modo sul corso degli eventi e strappare alla loro inerziale concatenazione qualsiasi spazio residuo esperibile, per tentare d’impedire che la “locomotiva sempre più impazzita” del capitale precipiti l’intera umanità in un baratro senza vie di scampo, rispetto a quell’implosione ecosistemica globale che va delineandosi sugli orizzonti del terzo millennio.
La scommessa è ancora lì che ci attende, tutti: o l’uscita, lo scarto radicale, rispetto alle traiettorie da sempre inscritte nel bagaglio genetico del modo di produzione capitalistico, o la comune rovina.
Il percorso ricompositivo messo in atto nell’ultimo periodo lascia ben sperare. Non lasciamoci intimidire.
No Pasaran
Movimento difesa del territorio Area Vesuviana

Collettivo Area Vesuviana




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