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CHET BAKER ... la morte misteriosa di un angelo

La morte

La morte di Chet Baker, un uomo nei guai e in pericolo, resta un mistero! È una morte improvvisa, poco indagata, violenta. Ma andiamo per ordine! Scorrendo la biografia del più grande trombettista del cool jazz, abbiamo visto come Chet amasse recarsi ad Amsterdam per soddisfare le sue numerose dipendenze. Sei grammi di eroina al giorno non sono uno scherzo e l’Olanda, con le sue leggi “favorevoli” in tal senso, è da un po’ di anni la meta più ambita. “Amsterdam heeft het” (Amsterdam ce l’ha), come recitava il vecchio slogan della città più permissiva del mondo oggi sostituito con “I AMsterdam!”

Il 13 maggio 1988, alle 3 di notte, Chet Baker muore volando giù da una finestra (in realtà un’apertura di appena 40 cm) del secondo piano del Prins Hendrik Hotel, ad appena 100 metri dalla stazione centrale, praticamente nel cuore della tenebrosa Amsterdam, ad un passo dalla mitica strada Zeedijk, dove negli anni ’80 si concentrava la movida “droghereccia” e allucinata della capitale. Le circostanze della sua morte, fin da subito, sono piuttosto oscure. Sono le 03 del mattino, Chet vola giù dalla finestra “come se avesse le ali”, atterra sul marciapiede di cemento, batte la testa, muore sul colpo … e non c’è nessun testimone .. forse! Non me la sento di credere ad una delle versioni, quindi, abusando della vostra pazienza, vorrei elencarle tutte. La polizia olandese, accorsa subito dopo il fattaccio, non ha nessun testimone da ascoltare e quindi si concentra su tre probabili ipotesi:

Omicidio (la meno probabile)

Chet è sulla Zeedijk per acquistare eroina da uno spacciatore che forse nemmeno conosce. Dato che deve comprare un discreto quantitativo invita l’uomo a salire in camera per portare a termine la contrattazione. Chet è uno che si mette spesso nei guai e soprattutto è un tossicodipendente, uno a cui l’eroina serve per continuare a vivere. Fatto sta che nella stanza scoppia una lite violenta, Chet non vuole pagare quanto gli è stato chiesto e così lo spacciatore lo afferra e lo butta giù dalla finestra. Chet precipita e muore sbattendo la testa sul marciapiede. Ma questa ipotesi è la meno probabile perché nella stanza, chiusa a chiave dall’interno, non c’è nessun segno di colluttazione.

Il suicidio

Da un po’ di tempo le cose sono cambiate nella vita dell’angelo Baker! E’ depresso, parla spesso della morte e si droga parecchio per non sentire il dolore dell’anima. Così decide di farla finita, di volare giù dalla finestra nel silenzio della notte olandese. Ma non è da Chet Baker uccidersi senza lasciare un messaggio, un delirio, una traccia, qualcosa che in un certo senso possa “spiegare”. E poi, se ti vuoi buttare, se vuoi morire cadendo, due piani sono un rischio enorme.


L’incidente (l’ipotesi più accreditata)

E’ la droga che lo ha ucciso, i suoi micidiali effetti. Dopo aver comperato eroina sulla Zeedijk, Chet ritorna in albergo, si buca e comincia a bere per riscaldarsi. Barcolla nella piccola stanza, cade e si rialza, delira. Poi, in preda ad bruciore insistente, spalanca la piccola finestra, si affaccia per prendere aria, perde l’equilibrio e cade. E quindi tutto torna: porta chiusa dall’interno, eroina sul tavolo e finestra aperta. Chet ha centrato la finestra ed è precipitato a testa in giù.

Ma una quarta ipotesi, nemmeno considerata dalla polizia perché agghiacciante, riapre tutto il ragionamento: Chet è morto di overdose nella sua stanza e il proprietario dell’albergo lo ha buttato di sotto per non avere problemi con la polizia. E allora perché liberarsi del corpo di Chet e non provvedere a ripulire la stanza? Beh, perché la droga è sempre meglio trovarla che “cercare di nasconderla!”

Chet Baker fu sepolto nel cimitero di Inglewood, in California. Ha lasciato diverse registrazioni, molte delle quali eseguite essenzialmente per comprare droga. Suonò due trombe in particolare: una Martin Committee e una Conn connstellation per quasi tutta la sua carriera.


A cura di bardamù


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