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Ascesa e caduta di Tony Dvd. da NAPOLI MONITOR

Tonino era piccolo quando andarono via dalle baracche di Poggioreale. Era il penultimo di sei fratelli, cinque maschi e una femmina. Suo padre all’epoca portava l’acqua minerale a Ischia con il camion. Sua madre era una casalinga. All’inizio degli anni Sessanta la famiglia si trasferì al rione Ises di via Monterosa. L’adolescenza l’aveva trascorsa in mezzo alle terre di Scampia. Tonino aveva studiato fino al primo anno di tornitore nella scuola professionale Meucci, alla calata Capodichino, poi andò a lavorare. Il mestiere riuscivi a rubarlo osservando il mastro. Gli stavi vicino e imparavi per atto pratico. A furia di guardare, Tonino aveva imparato il mestiere di muratore. Il mobilificio Gorgone intanto aveva lasciato il posto al Bingo.

Con il passare del tempo Tonino si accorse di essere allergico alla polvere. In primavera il naso gli colava una continuazione, gli occhi si arrossavano, si sentiva debole. Per questa ragione smise di esercitare il mestiere. I fastidi sembravano attenuarsi a lungo andare. Fu grazie al cognato che si ritrovò nel commercio di videocassette. Si trattava di Vhs originali, le rese delle edicole che rimandavano indietro a Milano. Da lì, chissà per quale via, venivano stoccate all’ingrosso da gente di Napoli. E da questa gente Tonino e il cognato andavano ad attingere. Una cassetta che costava all’origine diciannovemila e novecento lire la pagavano tremila, e si poteva vendere benissimo a cinquemila. Il cognato di Tonino le vendeva nei mercatini. Il lunedì a Don Guanella, il martedì a Berlingieri, il giovedì a Posillipo, il venerdi a Casoria. E un giorno il cognato di Tonino gli propose di mettersi con lui e di spartire il ricavato, ma presto si resero conto che la giornata non usciva per entrambi. Allora Tonino si mise a vendere videocassette nei mercatini per conto suo. A quell’epoca i dvd non erano ancora in circolazione.

Si trattò di una casualità, Tonino non lo potrà mai scordare. Un giorno stava andando al mercato a Posillipo, ma c’era il blocco delle automobili. Parcheggiata la macchina in piazza Dante, andò a mettere la bancarella nei pressi di via Cisterna dell’olio. Consapevole di aver perso la giornata di guadagno, trovò un po’ di spazio che sembrava calzare a pennello per la sua bancarella. Neanche il tempo di piazzarla, e vide avvicinarsi molta gente interessata alla sua mercanzia. Non erano i neofiti che si accontentavano dei filmetti di Bud Spencer, Karate Kid, Renato Pozzetto. Sulla bancarella di Tonino trovavi i film d’autore, quelli impegnativi. Ciò che riuscì a vendere in quella mezza giornata non l’avrebbe venduto in dieci mercatini messi insieme. La gente gli chiedeva di tornare l’indomani e lui non sapeva cosa dire, perché sarebbe dovuto andare al mercato a Casoria. Eppure, in mezza giornata aveva venduto quasi tutto il materiale. Sarebbe stato un pazzo se il giorno dopo fosse andato altrove a vendere. Da quel giorno Tonino decise di restare lì con la bancarella, all’angolo di piazza del Gesù. Poco dopo i dvd avrebbero preso il sopravvento sulle videocassette.

Passavano gli anni. La bancarella di Tonino diventò un punto di ritrovo per collezionisti, studenti, appassionati cinefili, ma per lui erano tutti professori, o almeno così li chiamava. Tonino iniziava a interessarsi ai film della sua clientela. Quando tornava a casa la sera, aspettava che i suoi quattro figli piccoli andassero a coricarsi dopo aver visto i cartoni animati, e si sedeva sul divano a guardare quei film. Come Il tempo dei gitani di Kusturica. Due ore e mezza di pellicola sulle vite di questi zingari, le usanze, la musica dei funerali e delle feste, quello che prende i soldi dal morto e fugge via… Per Tonino fu una scoperta. Guardava i film di Ken Loach, Riff Raff, Piovono pietre, e si ritrovava a riflettere: «Guarda a questo! Eppure sta di casa da un’altra parte, sa i problemi nostri e li sta mettendo sulla pellicola! Ma allora tutti quanti abbiamo gli stessi problemi?». Cominciò ad appassionarsi, Tonino. Andava a leggere le recensioni dei critici tromboni, ma la sua passione era alimentata piuttosto dalle discussioni con i clienti intorno alla sua bancarella. Restavano per ore a parlare di attori e registi, tiravano fuori le frasi cult, come quella di Casablanca, quando Humphrey Bogart dice al nero mentre stanno al bar: “Provaci ancora Sam!”. Una sera, mentre stava cenando, Tonino provò a vedere Salò e le 120 giornate di Sodoma. Ma forse aveva scelto il momento sbagliato.

Il materiale andava a prenderlo alla Duchesca. C’erano bancarelle piene di film gettati alla rinfusa, e dovevi essere bravo a capire qual’era il titolo buono, perché se mettevi Pierino sulla bancarella al Gesù non ne avresti venduto neanche uno. Invece se portavi un Bergman, un Buster Keaton, un Herzog di sicuro li avrebbero comprati. Era benvoluto dagli altri commercianti, le bancarelle facevano attrazione. E i commercianti del posto rimpiangono quel periodo, perché poi tutti se ne sono dovuti andare, compreso Tonino e la sua bancarella di film. Da quelle parti andò ad abitare il generale Sementa. I vigili iniziarono a intimorire i bancarellari, finché non furono costretti ad andarsene con le buone o con le cattive. Tonino provò a resistere un po’ più degli altri perché con quello campava i suoi figli. Ormai aveva una clientela, erano trascorsi dieci anni. Ma il generale non voleva che fosse occupato quel suolo pubblico. Neanche con la licenza. Proposero ai bancarellari un posto dietro ai Banchi Nuovi, in una piazzetta, ma là non c’era una via di passaggio, e i clienti conquistati in dieci anni Tonino li avrebbe persi in dieci minuti.

Gli sequestrarono il materiale tre volte dicendogli che era falso. Insieme agli altri ambulanti portò delle proposte al comune, ma niente, non ci fu verso. Avevano deciso che le bancarelle si dovevano togliere da mezzo, e a un certo punto Tonino ci rinunciò, anche per via dei verbali, perché lavorava per scontare i debiti e non ne valeva più la pena. Così pensò di aprirsi un negozietto in via Capitelli, nei paraggi del Gesù, lo chiamò Miseria e nobiltà di Tonino divvuddì, come lo chiamavano tutti. In tal modo riuscì a risolvere i problemi con i vigili ma sorsero i problemi con le tasse, il pigione. La gente di passaggio non si addentrava nel vico e dopo otto mesi chiuse bottega. Arrivava la bolletta dell’acqua, la spazzatura. Inoltre, il computer e l’era digitale avevano preso il sopravvento sulle videocassette e i dvd. A Tonino non restò altro da fare. Pensò di andare al mercato a comprare la frutta per rivenderla nel rione, ma per fare il fruttivendolo ci voleva l’attrezzatura, e Tonino aveva la macchina, levò i dvd, ci caricò la frutta. Decise di lasciar perdere definitivamente con il commercio. Provò a fare l’imbianchino nelle case, quando usciva il lavoretto andava, non si tirava mai indietro. Oggi fa l’autista di camion. E poi poteva sempre fare il muratore, mi aveva detto nel retro di un bar del suo rione, mentre il figlio più grande l’ascoltava composto. Tonino aveva imparato il mestiere di muratore, poi aveva rifornito mezza Napoli di film, e senza neppure volerlo, un mondo si era aperto davanti al suo sguardo meravigliato e degno. Ma alla fine aveva concluso rammaricato dicendo che questa città non ti da niente. Tu puoi tenere tutte le idee che vuoi. Però non ti da niente.

(andrea bottalico)

da Napoli Monitor n° 48, Aprile-Maggio 2012


-iga-


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