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Un occhio al nostro territorio … “I Platani di Pompei”

Un occhio al nostro territorio … “I Platani di Pompei”

I racconti d’infanzia dei nostri genitori e anche di qualcuno di noi più in là negli anni, riconducono tutti a momenti spensierati di gioco. Quando abbiamo chiesto loro dei platani di Pompei, ventuno alberi secolari ai lati dell’omonima stradina che fiancheggia il primo Circolo Didattico cittadino, i ricordi affioravano vivi nella mente dei nostri interlocutori. I racconti delle ore passate all’ombra di quello che era un piccolo polmone verde cittadino, sembravano quasi facessero riferimento a qualche altra città visto che, purtroppo, quel parco, attualmente lo possiamo solo immaginare con un bel po’ di fantasia. Fatto sta che quando alle suddette persone abbiamo detto che quei giganti arborei stavano per essere tagliati, anche il più mansueto dei pensionati e la più casalinga delle casalinghe, è stato colto da un sussulto reazionario e incalzava con domande del tipo: “Allora? L’avete chiamata la forestale?” Quanto detto finora fa da premessa agli avvenimenti di questi giorni. Sollecitati da alcuni cittadini esperti del ramo, perdonate il gioco di parole, e sensibili alle tematiche ambientali, abbiamo deciso di approfondire l’iniziativa dell’Ufficio Tecnico di Pompei di procedere al taglio degli alberi e abbiamo provato ad attivarci per evitare, qualora ce ne fosse l’opportunità, l’abbattimento o di limitarlo al minimo.

In seguito ad alcuni incontri con l’Ufficio Tecnico e l’agronomo interpellato dallo stesso, alcuni cittadini e un rappresentante politico di cui non faremo il nome onde evitare propaganda seppur casuale, abbiamo appreso in sintesi quanto segue:

dei ventuno alberi citati, solo cinque andavano urgentemente abbattuti.
Cinque risultavano sani mentre altri undici affetti da un carie del legno ma che, con specifiche e radicali potature anche ai fini della sicurezza dei cittadini, e con un’attenta manutenzione anche se a costi non propriamente bassi e comunque non noti, si poteva tentare di salvarli in extremis.
L’Ufficio Tecnico da quanto abbiamo appreso, fatte le comunicazioni del caso (stiamo comunque procedendo a richiedere l’incartamento) aveva deciso comunque di procedere all’abbattimento di tutti gli alberi. Ha proceduto così al taglio di cinque alberi e solo uno di questi era irrimediabilmente da abbattere.

Al verificarsi di quanto riportato, una battagliera cittadina è intervenuta personalmente ed è riuscita a fermare momentaneamente lo scempio. Ha avuto così il tempo di avviare un’immediata campagna di sensibilizzazione al problema che ha colto, tra gli altri interessati, anche noi.

Siamo qui insieme, informati dei fatti, a renderVi partecipi di quanto sta accadendo e a chiedervi una proficua collaborazione.

Le ultime notizie dall’Amministrazione prevedono, in seguito a queste rimostranze collettive (vedi anche una raccolta firme avviata in città), il riconsiderare la decisione presa portando avanti l’abbattimento solo degli alberi pericolosi, manutendo e tentando di curare gli altri alberi al fine di un tentato recupero degli stessi nel breve termine di uno, due o tre anni.

Nel frattempo noi tutti dobbiamo stare attenti che questo accada come da “accordi”, passateci la parola.
Di seguito pubblichiamo un disegno degli alberi che andrebbero abbattuti.
Chiediamo di prestare attenzione ai lavori così come faremo noi e di segnalarci eventuali discrepanze con quanto sopra riportato.
Interventi di questo tipo, come riferitoci anche dall’agronomo, non possono essere compiuti senza interpellare i cittadini.
Il supporto dell’occhio attento dei cittadini ci aiuterà nell’intento di salvare il salvabile qualora ce ne fosse ancora bisogno.

Tale spirito collaborativo potrebbe aiutare noi e voi a ritagliare un po’ di tempo da dedicare alle tematiche ambientali sul nostro territorio.
Un’unione d’intenti del genere puo’ essere l’inizio di una serie di incontri e nuovi discorsi da affrontare insieme e da estendere ad annosi e gravi problemi come quelli del Sarno e dei rifiuti, che in Campania generano morte e disperazione o come quello del verde pubblico, colore sempre più sostituito dal grigio privato.
I ventuno platani di Pompei possono diventare il simbolo di una seria e attenta osservazione del territorio e di conseguenti nuove azioni di cittadini liberi e coscienziosi che, in prima persona, vogliono contribuire a lasciare la terra che li ha ospitati, meglio di come l’hanno trovata o, quantomeno, vogliono vivere con l’idea di volerci provare e poterci riuscire.


Ci/vi aggiorniamo, grazie per l’attenzione e saluti
Quelli del Pompeilab



Allegati (1):

platani definitivo.jpg


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